Memorie dell’associazionismo lucano in Svizzera

a cura della Federazione Associazioni Lucane in Svizzera
Dottikon, 2010

L’emigrazione del secondo dopoguerra

Nel periodo immediatamente successivo alla Seconda Guerra Mondiale, dal 1946 al 1971, si verificano per svariate ragioni forti fenomeni migratori. Da una parte l’incapacità del sistema politico di fare scelte mirate allo sviluppo dell’agricoltura: la tanto attesa riforma agraria, voluta dalla sinistra ma gestita dalla DC, ben attenta a salvaguardare gli interessi degli agrari al Sud e degli industriali al Nord, non è in grado di assicurare la sopravvivenza di larghe fasce di popolazione rurale: questo perché le quote di terra assegnate sono troppo piccole per mantenere le famiglie contadine; perché si tratta di terreni di cattiva qualità; perché non vengono approntati i supporti tecnici e finanziari atti a far sviluppare le piccole imprese agricole del Mezzogiorno, come una rete di distribuzione o i canali di formazione in agronomia per preparare i contadini a produrre con più efficienza.
In Basilicata, si ricordano in particolare rivendicazioni molto forti nell’area del Pollino, la cui riforma fondiaria si dimostra sotto molti aspetti fallimentare. L’O.V.P. (Opera Valorizzazione Pollino), costituito nel 1947, espropria 75.000 ettari di terreno distribuendoli in 11.557 poderi che si mostrano ben presto troppo piccoli per giustificarsi economicamente; l’area viene di conseguenza interessata da una massiccia emigrazione, non solo verso l’Italia settentrionale, ma anche verso la Svizzera e la Germania.
D’altra parte il mercato del lavoro non può, in tempi ragionevoli, offrire posti a tutta la manodopera disponibile. È lo stesso Stato italiano, quindi, a spingere la popolazione ad emigrare:

„Certo l’emigrazione è un problema che si risolve con la buona volontà di entrambe le parti. Ed è a quella dell’altra parte che noi chiediamo come riconoscimento di un diritto alla vita, che spetta a un popolo volenteroso, onesto, geniale come quello italiano. Ma lo chiediamo soprattutto nell’interesse della civiltà cui intendiamo servire. Noi siamo consci che il popolo italiano ha una particolare vocazione a costruire le opere della civiltà anche nelle zone più inadatte. Dovunque egli pone le sue tende lascia un’orma che resta.“

Contemporaneamente, fuori dall’Italia c’è una forte carenza di manodopera non specializzata. In Belgio più nessuno vuole scendere nelle miniere, in Svizzera mancano camerieri, in Francia contadini e in Germania i lavoratori non ambiscono certo a fare i facchini. In questi paesi, l’emigrazione va a bilanciare le attività economiche, lasciando in Italia squilibri demografici e disfunzioni sia nelle economie regionali che in quella nazionale.

L’immigrazione in Svizzera

Nella Confederazione il boom economico del secondo dopoguerra fa bruscamente aumentare il bisogno di manodopera; il reclutamento di lavoratori stranieri, avviato già nel 1947 e in origine concepito unicamente come misura temporanea, si basa sul principio della rotazione: i permessi di soggiorno vengono rilasciati solo a tempo determinato e dopo un breve periodo di lavoro gli Stagionali devono far ritorno in patria. L’ondata immigratoria più importante nella storia svizzera si ha tra il 1951 e il 1970 (con un massimo negli anni 1961-62), quando complessivamente 2,68 milioni di stranieri entrano nella Confederazione con un permesso di soggiorno annuale o di domicilio. Un tale afflusso di „braccia con uomini al seguito“2, in una società diversa per lingua, tradizioni e in parte religione, porta con sé molteplici problemi e genera contemporaneamente paure; Queste vengono cavalcate negli anni 1960-70 dal movimento contro l’inforestieramento, il quale preme affinchè la Svizzera modifichi fortemente la propria politica immigratoria. Nel 1973-74 e nel 1985 si verificano rientri di massa in parte volontari, ovvero coloro che da tempo intendono far ritorno in patria, ma in gran parte obbligati, ovvero coloro che devono lasciare la Svizzera a causa della disoccupazione crescente. Entrambi i gruppi hanno però il medesimo problema: spesso non riescono più a ritrovarsi e a reintegrarsi nella loro antica patria. Soprattutto gli italiani d’origine meridionale vengono a scontrarsi con la disoccupazione delle proprie regioni, dove durante gli anni in cui sono stati assenti in molti casi è cambiato poco.
Nel 2009 si contano nella Confederazione 1.802.300 stranieri in termini assoluti, pari al 22,9% della popolazione del paese; la comunità più numerosa è quella italiana (293.000 persone)

Le organizzazioni dell’emigrazione

L’enorme numero di emigrati, inizialmente privo di tutele e bisognoso di aiuto sotto diversi aspetti, per rispondere con più efficacia ai propri bisogni inizia a strutturarsi in associazioni di espressione o di influenza, le cui attività saranno ricreative (relazionali), politico-culturali (simboliche), di aiuto reciproco (pratiche) o, più spesso, una commistione. La Federazione Italiana dei Lavoratori Emigrati e Famiglie (FILEF), viene fondata nel novembre 1967 da Carlo Levi, Paolo Cinanni e di altri intellettuali che nel loro manifesto dettano le parole d’ordine per generazioni di emigrati:

E’ un movimento, che superando ogni limitazione e visione di parte o di partito, e rifiutando ogni paternalismo, prende forma secondo il principio dell’autonomia. Di esso devono fare naturalmente parte le associazioni autonome degli emigrati nei vari paesi, quelle che esistono e quelle che si andranno formando, e i singoli emigrati; e le loro famiglie nei paesi d’origine, e tutti coloro che, per diversi rapporti, sono, in qualche modo, toccati e determinati nella loro vita dal fenomeno dell’emigrazione.”

Fra i più importanti protagonisti dell’associazionismo in Svizzera troviamo le Colonie libere (Zurigo, 1943), le ACLI (1959) che in collaborazione con associazioni cattoliche svizzere (KAB) danno vita ai primi circoli ed al primo patronato (Winterthur, 1961) e l’ENAIP, la scuola professionale fondata dalle ACLI, che inizia ad operare nel 1963.
L’organizzazione che, probabilmente, ha influito maggiormente sui rapporti fra immigrati italiani e cittadini svizzeri è il Centro di Contatto fra Italiani e Svizzeri (Zurigo, 1967), composto da 66 persone delle istituzioni svizzere, italiane, dell’emigrazione e del clero; viene creato con scopi precisi:

„Gli immigrati italiani vivono politicamente, socialmente e culturalmente ai margini della società. Si trovano talvolta in conflitto con l’istinto di difesa e la paura degli Svizzeri. Gli immigrati provengono in gran parte da regioni di tipo agricolo-artigianale. Il loro inserimento in un paese altamente urbanizzato pone numerosi ed urgenti problemi: di adattamento, di collaborazione (partecipazione diretta), di informazione e di formazione, non ultimo quello dell’istruzione e della qualificazione professionale e del riconoscimento
delle qualifiche conseguite. Questo al fine di poter conseguire un migliore inserimento degli immigrati stranieri nel tessuto sociale.“

In alcuni dei loro verbali si legge la strategia per la risoluzione dei conflitti che verrà perseguita negli anni a venire e che ha dato, tutto sommato, buoni frutti:

„L.Zanier: […]La commissione ha riflettuto a fondo sul termine assimilazione: […] un processo che deve impegnare ambedue le parti in modo che attraverso un reciproco dare ed avere si giunga ad una sufficiente conoscenza dei problemi comuni che solo in comune potranno essere risolti. I problemi veri non si riscontrano nel campo del tempo libero bensì
laddove si tratta di avanzamento professionale, o delle posizioni in seno ai sindacati, cioè nei rapporti sociali.

[…] P.Melillo del Gruppo Italiano di Oerlikon osserva che lo scopo del CCIS non deve essere quello di fare qualcosa per gli italiani bensì assieme
agli italiani.“

Il CCIS si occupa, dunque, di sintetizzare i problemi tenendo conto dei diversi punti di vista e

„Provvede a stabilire un inventario delle esigenze attuali e future secondo i seguenti criteri: – occupazione e tempo libero in genere; – Formazione professionale; – Cultura
generale, ad esempio corsi di lingue; – Particolari manifestazioni culturali.“

È questo il luogo dove viene intessuto quel filo rosso che legherà tutte le iniziative portate a termine nel decennio successivo dalle varie associazioni, decennio che è fondamentale per la comunità italiana in Svizzera la quale, nel frattempo, sta dando vita ad una seconda generazione. Nel 1970, sulla spinta anche dei timori generati dalla “Iniziativa contro l’inforestieramento”, viene fondato il Comitato Nazionale d’Intesa (CNI) per rispondere ai problemi concernenti gli italiani in Svizzera. Nel convegno fondativo del CNI (Lucerna, 25/26 aprile 1970) si conta la presenza di 30 Associazioni Regionali italiane, fra le quali anche la appena fondata Associazione Regionale Famiglia Lucana.
Studi e tavole rotonde fra cui una dal titolo „Integrazione degli emigrati e problema culturale“, individua nella „osmosi culturale” a livello scolastico un aiuto per attenuare le paure verso lo straniero. Vengono proposti, ad esempio, centri di scambio dove far entrare in contatto le due culture; degna di nota la proposta di allestire un battello-biblioteca da far attraccare nei vari paesi del lungolago zurighese. È importante sottolineare che l’associazionismo non rappresenta per l’emigrazione un ripiegarsi in se stessa o un ostacolo all’integrazione,

„[…] nella maggior parte dei casi l’associazionismo è un intermediario necessario per aver accesso alle istituzioni del paese di residenza o del paese d’origine essendo i legami simbolici il completamento di quelli pratici“.

Con la nascita dell’associazionismo si è determinata una partecipazione attiva e diretta di centinaia di migliaia di lavoratori emigrati che, per la prima volta, hanno rappresentato autonomamente i loro problemi di vita e di lavoro e ne hanno proposto le soluzioni, unitarie e mai corporative, nell’ambito della realtà complessa delle società
estere e della nazione di provenienza.

L’emigrazione e le norme

L’interesse suscitato dal fenomeno migratorio, oltre a tradursi in norme di diritto interno, si riflette in una serie di conferenze, accordi, trattati internazionali e nell’istituzione di un complesso di organi permanenti, questi ultimi volti a promuovere
e a realizzare un collegamento stabile tra gli emigranti e la Repubblica italiana.
Dal 26 al 28 ottobre 1978, dopo quasi un decennio di richieste e lavori preparatori, si svolge a Senigallia la prima Conferenza Nazionale delle Consulte regionali dell’emigrazione allo scopo di dibattere i nuovi compiti spettanti alle regioni, il coordinamento delle varie legislazioni regionali nel quadro dei programmi di sviluppo delle singole regioni e la problematica connessa alle rimesse degli emigrati10 ed al frontalierato. Nel frattempo, a causa della crisi economica che ha costretto al rientro molti emigrati – ai quali bisogna ora trovare lavoro in patria – e ai primi fenomeni di immigrazione verso l’Italia non ancora del tutto percepiti, le problematiche sulle quali si
è lungamente dibattuto durante gli anni di preparazione sono completamente cambiate.

A livello nazionale

Nel 1971 si dà vita al Comitato consultivo degli italiani all’estero:

“Ai fini della migliore conoscenza dei problemi che interessano le collettività italiane all’estero e della predisposizione dell’azione per tutelarle e assisterle, l’Amministrazione degli affari esteri è assistita dal comitato consultivo degli italiani all’estero;”

Nel 1974 viene convocata la Conferenza nazionale dell’emigrazione con lo scopo di

“approfondire e ridefinire le linee di una politica per l’emigrazione […] e con il compito di svolgere, alla luce degli studi, delle esperienze acquisite e delle proposte delle parti sociali interessate, una ampia analisi del fenomeno migratorio con particolare riguardo alle cause e conseguenze dell’emigrazione forzata ed al loro superamento, alla situazione occupazionale su scala regionale, nazionale, comunitaria e internazionale, alla tutela dei diritti civili e politici, alla sicurezza sociale, alla scuola e alla cultura, alla formazione professionale, alla impostazione di un’organica politica dei rientri nel quadro della programmazione economica, agli organismi di partecipazione e di rappresentanza dei lavoratori migranti.“

Nel 1985 vengono istituiti i Comitati dell’emigrazione italiana che nel 1990 cambieranno nome in Comitati degli italiani all’estero13 (COM.IT.ES.); si tratta di organi rappresentativi di base istituiti presso ciascun ufficio consolare nella cui circoscrizione risiedono almeno 3000 connazionali. La loro attività consiste nel promuovere, in collaborazione con il Console Generale nonché enti ed altre associazioni operanti nell’ambito della stessa circoscrizione, attività di tipo sociale, culturale, ricreativo, etc. per la comunità italiana nel paese ospitante. Il comitato, inoltre, coopera con il consolato generale nella tutela dei diritti e degli interessi dei cittadini emigrati. Nel 1988 viene istituita l’Anagrafe degli Italiani Residenti all’Estero14 (AIRE) presso ogni comune.
Nel 1989 viene istituito il Consiglio Generale degli italiani all’estero15 (CGIE), con il compito di garantire il rispetto dei diritti dei cittadini italiani residenti all’estero e di favorire l’integrazione sociale e culturale delle nostre comunità nei paesi di residenza.

A livello regionale

Nel 1975, la Regione Basilicata istituisce una sua Consulta dell’emigrazione16 con il precipuo compito di studiare il fenomeno dell’emigrazione, di suggerire iniziative tendenti ad assicurare l’effettivo esercizio dei diritti civili e politici da parte dei lavoratori emigrati, tutelare e valorizzare il patrimonio culturale d’origine, suggerire come rimuovere, attraverso interventi perequativi, tutti gli ostacoli che di fatto limitino l’uguaglianza tra i cittadini emigrati e garantendo l’effettivo e paritario godimento dei diritti sul piano lavorativo, sociale ed assistenziale. I limiti di questo organo sono facilmente individuabili: la rappresentanza diretta degli emigrati è, quantomeno, complicata; inoltre l’organo può unicamente proporre ma non operare. Come si può rilevare in un convegno del 1983 dal tema „Emigrazione e Regione: qual’è la via giusta? I problemi sono estremamente cambiati negli ultimi anni!“, a questa legge vengo poste le
seguenti obiezioni:

“È un fatto quasi di moda parlare negli incontri delle regioni con gli emigrati di nuove leggi quadro per l’emigrazione. È un fatto positivo; ma si prende per oro colato la proposta venuta dalla Conferenza di Venezia e questo ci sembra eccessivo. A Venezia l’emigrazione democraticamente eletta non c’era[…] L’emigrazione è stanca di sentirsi studiata come una cavia e mai messa nella possibilità di autoaiutarsi[…] L’emigrazione non vuole privilegi ma solo gli stessi diritti di tutti gli altri Lucani. […] le nostre pratiche (nei Comuni) sono ancora svolte come opere caritatevoli[…]”

Nel tentativo di superare questi limiti, viene istituita nel 1990 la Commissione Regionale dei Lucani all’estero (CRLE), che oltre alla fase propositiva

“a) Adotta il programma delle attività annuali ed i criteri per la concessione di sovvenzione alle associazioni;“

A tutt’oggi, la regione Basilicata opera nel campo dell’emigrazione sulla base della L.R.Nr.16/02, diretta evoluzione della L.R.Nr.6/90, che affronta i problemi dell’emigrazione e definisce le misure necessarie per sostenere il rientro degli emigrati
mediante:
• forme di solidarietà e di tutela in favore dei lavoratori emigrati e delle loro famiglie;
• diffusione della cultura fra gli emigranti;
• interventi per agevolare l’inserimento nella vita sociale e nelle attività produttive regionali degli emigranti che rientrano in Basilicata;
• stipula e finanziamento di convenzioni, accordi e protocolli con i territori interessati dal fenomeno immigratorio a partire dalle istituzioni universitarie. I soggetti destinatari di tale normativa sono i Lucani emigrati all’estero per motivi di lavoro e le loro famiglie. La Legge prevede alcune attività per le comunità lucane all’estero quali:
• assistenza per il reinserimento dei lavoratori rimpatriati e l’acquisizione o ristrutturazione della propria casa in territorio regionale attraverso contributi economici;
• attività di formazione e riqualificazione professionale;
• agevolazione, mediante assegni e borse di studio, per l’inserimento dei figli degli emigrati e dei rimpatriati nell’ordinamento scolastico;
• aiuto e facilitazione per l’accesso all’università di studenti figli di emigrati;
• sviluppo di iniziative e manifestazioni di
carattere culturale per mantenere i legami
con la terra di origine;
• attività di ricerca e pubblicazioni sulle attività della Commissione e sulle leggi in favore degli emigrati;
• convenzioni con istituti e centri di ricerca particolarmente qualificati per realizzare
indagini e studi relativi alla condizione dei lucani all’estero;
• facilitazione delle iniziative delle associazioni dei lucani all’estero.

L’associazionismo lucano in Svizzera:

La „Associazione Regionale Famiglia Lucana in Svizzera“

Probabilmente ispirate da quel movimento culturale che porta alla creazione della FIFEL, il 2 Agosto 1968 nella Casa d’Italia di Zurigo, 14 membri in rappresentanza dei 52 soci fondatori, fondano alla presenza di vari rappresentanti di associazioni italiane la „Famiglia lucana in Svizzera“ (ARFL).

„L’associazione si propone di svolgere, alla luce dei principi cristiani, la più ampia opera di assistenza morale e sociale a favore dei lucani emigrati in Svizzera. L’associazione si adopererà per conservare ed incrementare le tradizionali virtù della nostra zona, come l’amore alla famiglia, l’attaccamento al dovere, la forza e l’industriosità nel lavoro, la tenacia nel sacrificio e nel risparmio, il tutto in una sana allegria. Al fine di aiutarsi vicendevolmente e conservare un legame affettivo con la terra d’origine.“

Sulla sua scia, nascono velocemente le Famiglie di Neuchatel, San Gallo, Svitto, Zugo, Argovia, Ginevra (tutti con numero di soci minimo di 25). Si punta ad avere 2000 soci entro il 1970. Le „Famiglie“ sono viste con immenso interesse sia dai rappresentanti al Parlamento sia dalle prefetture, in quanto soli mezzi per sapere dove sono i loro elettori ed i loro amministrati. Protagonisti principali di questo fenomeno sono Paolo Melillo, l’avvocato moliternese Giulio Maglione ed il Sen. Tommaso Morlino che sarà in
seguito il principale artefice dell’attuazione dell’ordinamento regionale. Si pensa anche di nominare l’allora ministro Emilio Colombo, Presidente onorario dell’Associazione.
Diversi sono i compiti assolti dalla ARFL; nell’arco del 1969:

„abbiamo portato a buon fine 24 pratiche assicurative di una certa complessità, 286 disbrighi di pratiche consolari (rinnovo passaporti, esenzioni dal dazio, sistemazione della posizione leva), 42 pratiche di sussidio scolastico per gli aventi diritto già incassati dai nostri corregionali più 9 in attesa, centinaia di ricerche di posti di lavoro ed abitazioni, due casi di morte più 32 visite ai nostri corregionali ricoverati in ospedali per incidenti sul lavoro e tanti altri piccoli interventi od aiuti […]“

Si tenta inoltre di rafforzare la rappresentanza istituzionale delle „Famiglie“ progettando ad esempio la „Famiglia dei Lucani nel mondo“, da costituire in Potenza per rendere più efficienti i rapporti con il Ministero degli Esteri e snellire le procedure per le varie richieste di aiuti economici per sostenere principalmente le comunicazioni fra i soci e/o la Regione e per materiale di cancelleria; aiuti che si rivelano ardui da ottenere, in parte perché in Italia si vuole evitare l’esplosione di richieste dalla miriade di costituende associazioni ed in parte perché

“[…] È normale concezione di chi sta in Italia il vedere gli emigranti come dei pezzenti, che solcano la penisola con valigioni legati con spago e grossi pacchi, che si affacciano a dei treni superaffollati. Da questa concezione ne deriva anche il fatto di pensare che noi siamo sempre desiderosi di avere qualche cosa, forse perché alcuni chiedono dell’acqua potabile dai finestrini.“

Nel 1971, per dare seguito alle direttive del CCIS, l’ARFL organizza la mostra „la Lucania a Zurigo“ con lo scopo dichiarato di aiutare a

Trovare una pacifica convivenza fra ospiti attraverso una reciproca conoscenza“

l’evento si tiene nello Stadthof 11 (Zurigo Oerlikon) e prevede l’allestimento di una mostra fotografica ed dell’artigianato, la presentazione di piatti tipici ed una conferenza del prof. di archeologia Dinu Adameşteanu, a cui si devono, fra l’altro, le battaglie per la creazione e lo sviluppo di una qualificata rete di musei, di livello nazionale, per l’esposizione in loco dei ritrovamenti archeologici. Per diffondere la cultura e la storia della nostra Regione si tenta di far arrivare dei volumi da distribuire nelle biblioteche scolastiche (che giungeranno qualche lustro dopo). Ci si impegna e si raccolgono firme per ottenere una scuola in lingua italiana. Si pubblica „U Cirnicch“, che aspira ad essere un foglio informativo per gli emigrati lucani in Svizzera.

La „Federazione Associazioni Immigrati Lucani in Svizzera“

Le associazioni hanno bisogno di stare a stretto contatto con i loro rappresentati, soprattutto in un periodo in cui muoversi e comunicare non è facile, e ciò ne limita automaticamente le dimensioni. D’altra parte non è possibile rappresentare tutte le singole associazioni negli organi regionali deputati a discutere i problemi dell’emigrazione. Legislativamente, la rappresentanza diretta degli emigrati negli organismi regionali viene mantenuta alquanto “interpretabile”, soprattutto in mancanza di una oggettivazione della rappresentatività, che si avrà solo con l’introduzione dell’Albo. Nel 1975, l’emigrazione viene integrata nella Consulta dell’emigrazione dal seguente comma:

“La Consulta Regionale dell’Emigrazione e dell’Immigrazione è composta da:
[…]
c) 12 rappresentanti delle Organizzazioni e Associazioni democratiche a carattere nazionale che operano in Italia e all’estero a favore degli emigrati e degli immigrati e loro famiglie, di cui almeno 3 che lavorino all’estero da non meno di 3 anni;”

Che si trasforma nel 1981 in:

“c) 7 rappresentanti designati dalle Organizzazioni e Associazioni democratiche a carattere regionale che operano a favore degli emigrati e delle loro famiglie, scelti tra coloro che lavorano all’estero da non meno di tre anni;”

Per essere finalmente definito nel 1985:

d) un rappresentante per ogni Federazione di Associazioni Lucane di emigrati in uno o più stati europei, che annoveri, almeno 2.000 iscritti, eletto nell’assemblea convocata all’inizio di ogni legislatura regionale dal Presidente della Consulta;”

Per rafforzare la propria visibilità e prepararsi alla nuova legislazione, le varie associazioni lucane in Svizzera danno vita nel 1980 alla Federazione Associazioni Immigrati Lucani in Svizzera (FAILS), che nel 1993 cambia denominazione in „Federazione Associazioni Lucane in Svizzera“ (FALS).

Presidenza Melillo, 1980-1987

Il 1° marzo 1980, dopo un lungo lavoro di preparazione, nasce la „Federazione Associazioni Immigrati Lucani in Svizzera“, evento che inorgoglisce la nostra comunità di emigrati e ne rafforza la voce in Regione. Presidente viene eletto Paolo Melillo. Fra i primi compiti del direttivo ricordiamo i seguenti punti: la modifica della legge regionale, che fino a quel momento regolava il rapporto tra regione e cittadini Lucani all’estero, avvenuta nel giugno del 1981; l’organizzazione di periodi di vacanza in Basilicata con i giovani figli di emigrati (Colonie), 1981/82; allacciare il più possibile contatti con altri Lucani in Svizzera. Sin dall’inizio si manifestano però conflitti nel seno dei diversi organismi associativi, fondamentalmente per motivi politici (conflitto PSI-DC), che portano ad un reiterarsi di sospetti e veti incrociati con l’effetto duplice di rallentare i lavori e di allontanare molti emigrati dalle associazioni stesse. Questi conflitti – spesso personali – si rispecchiano automaticamente nella Federazione. Il terremoto del 1980 segna un tregua nei problemi interni e dà inizio ad un moto di solidarietà, non solo durante l’emergenza iniziale ma anche nei giorni e mesi a seguire. Uno per tutti il supporto al comitato pro-terremoto organizzato dall’Ambasciata, che raccoglie la straordinaria cifra di mezzo milione di Franchi Svizzeri, devoluti a 3 cooperative agroalimentari campane ed una lucana per agevolare lo sviluppo economico delle rispettive aree. Con l’attenuarsi dell’emergenza terremoto ricominciano, anche per riflesso al sempre più complicato quadro politico italiano, l’animosità e le lotte per il controllo sulla Federazione, che culminano al quarto Congresso di Federazione svolto si a Berna nel novembre del 1987, durante il quale il PCI trova una sintesi sul nome di Antonio Boccomino, del Circolo Lucano di Zurigo, e riesce ad eleggerlo al posto del presidente uscente Melillo.

Presidenza Boccomino, 1987-2002

La presidenza Boccomino dura fino al suo rientro definitivo in Basilicata il 2 marzo 2002. Dal 19 al 20 novembre 1988 il Consiglio Regionale di Basilicata organizza a Zurigo con l’ausilio della FAILS il convegno “La giornata dei Lucani in Europa” che vede la presenza di diverse fra le più alte cariche del Consiglio Regionale e che tratta temi quali

“Gli emigrati Lucani verso la II Conferenza nazionale dell’Emigrazione”, “Il Fenomeno del rientro e i problemi che ne derivano alle Autonomie locali”, “L’Europa senza frontiere”, “La donna emigrata e le Pari Opportunità”.

Ancora in questa sede si rimarcano i limiti della “Consulta regionale dell’emigrazione” come già nel 1983, anche se non mancano apprezzamenti personali verso specifici membri del Consiglio Regionale:

„È giusto puntualizzare questo impegno degli eletti di Basilicata, 5 visite del prof. G.Guarino ed almeno quattro del Consigliere Simonetti, per attingere in fase legislativa direttamente dagli emigrati le richieste e le problematiche […] Documenti corposi e dettagliati, ma riassumibili in poche singole parole come partecipazione, collaborazione, rifiuto del paternalismo ed esigenza di rispetto delle nostre idee come noi garantiamo di rispettare le vostre, con un’unica richiesta: desideriamo che si finisca di fare gli studi sociali sulle nostre condizioni, e la nostra pelle, cominciando ad operare nel senso delle nostre richieste.“

Dal 1988 fino al 1990, in seno alla FALS si discute e propone molto in prospettiva di un imminente fondamentale cambiamento: il passaggio dalla “Consulta regionale dell’emigrazione” alla “Commissione regionale Lucani all’estero” (CRLE) dalla quale ci si aspetta un maggiore impegno nella fase attuativa. Altra iniziativa di quegli anni degna di nota è la “Voce Lucana – mensile d’informazione a cura della Federazione Lucana in Svizzera” con lo scopo dichiarato di:

“creare un organo informativo per i lucani all’estero, esigenza scaturita dal IV Congresso delle Associazioni lucane in Svizzera riunitosi a Berna il 29 novembre 1987. Voce lucana vuol essere un periodico informativo, democratico, e indipendente fatto da emigrati lucani, al fine di portare loto notizie dalla Regione Basilicata che li rende coscienti dei loro problemi e delle grandi tematiche dell’emigrazione e regionalistiche”

Le pubblicazioni vanno avanti per due anni, dopodiché sia per il troppo impegno richiesto sia per gli alti costi, si decide di chiudere la testata. Da ricordare, inoltre, la creazione della Cooperativa Aglianico con lo scopo di importare prodotti lucani in Svizzera. Nel 1990 viene istituita la CLRE:

“Per l‘ attuazione dei compiti di cui all’art. 1 sono istituite presso la Giunta regionale la Commissione regionale dei lucani all’estero e la Commissione regionale dei lavoratori extracomunitari in Basilicata.”

Primo presidente della CRLE viene nominato il presidente uscente della Consulta, prof. Giuseppe Guarino. Con la stessa legge viene istituito l’Albo Regionale delle Associazioni Lucane all’estero30, strumento fondamentale per chiarire lo status delle varie associazioni ed il numero di iscritti, in modo da poter procedere alle elezioni dei primi rappresentati emigrati nella CRLE da tenersi nei congressi futuri. La FAILS e le singole Associazioni presenti sul territorio svizzero, sono fra le prime ad iscriversi. A Zurigo il 13 giugno 1993, si tiene il primo Congresso nazionale dei delegati nominati nelle assemblee delle Associazioni lucane iscritte all’Albo regionale (di seguito Congresso) per eleggere

“c) un rappresentante per ogni 2000 iscritti o frazioni superiori a 300 di ciascun Paese europeo, eletto nel Congresso nazionale dei delegati nominati nelle assemblee delle Associazioni lucane iscritte all’Albo regionale;”

(di seguito Rappresentante) ovvero la presenza fisica dell’emigrazione nell’istituzione regionale. Il primo Rappresentante degli emigrati in Svizzera eletto è Antonio Josca. L’entrata in vigore della L.R.Nr.6/90 dà finalmente seguito alle rivendicazioni portate avanti da lustri, integrando fisicamente degli emigrati – uno per continente – a rappresentare se stessi e spostando l’attenzione dallo studio dei problemi alla loro risoluzione mediante l’adozione di un programma di attività finanziato nel bilancio regionale. Questo nuovo corso e i cambiamenti politici in atto in Italia e di riflesso all’estero, convincono alcune Associazioni fino ad allora rimaste fuori dalla FALS ad aderirvi, come nel caso della Famiglia Lucana di Winterthur, che nel 1998 rientra dopo 16 anni di assenza o del Comitato Pro San Fele che nel 2000 vi aderisce per la prima
volta. Nel 1995 registriamo il cambio di presidenza della CRLE, con l’elezione dell’On.Rocco Curcio, il quale resta in carica per oltre un decennio. Sotto la presidenza Curcio, si indice la prima Conferenza dei Lucani all’estero, Nova Siri (MT) settembre 1997, ed il primo Convegno della donna lucana in Europa, Schaffhausen 1° maggio
1998, organizzato insieme alla FALS in Svizzera, al quale partecipano numerose donne lucane provenienti da svariati paesi europei. In quell’occasione la prof.ssa Schirone lancia l’idea di una raccolta di esperienze di donne lucane emigrate, che qualche tempo dopo si concretizza in un libro dal titolo „Donne lucane“ presentato a Berna il 15 giugno 2002. Sul fronte legislativo, si continua a lavorare per perfezionare la legge vigente; lavoro che ha visto la propositiva e collaborativa partecipazione della FALS, riconosciuta con l’integrazione di molti dei suggerimenti proposti nella bozza di legge. Nel 1999 la L.R.11/99 istituisce il „Centro dei lucani nel mondo“ delegato alla indagine e documentazione del fenomeno migratorio. In seguito cambierà denominazione in „Centro di documentazione Nino Calice”, insediandosi nel Castello di Federico II a Lagopesole (PZ). Durante il Congresso di Bienne nel settembre 1999, il Rappresentate Josca dopo cinque anni di mandato, per motivi personali preferisce non ricandidarsi ed al suo posto viene eletto Donato Puntillo. Si contano numerose manifestazioni folcloristiche atte da una parte ad aggregare, dall’altra all’autofinanziamento. Fra tutte, ricordiamo il concorso di “Miss Mediterraneo”, tenuto ad esempio, durante il XX Anniversario della FALS. Da ricordare che sul fronte dell’associazionismo nazionale, il decennio 1990-99 ha visto la nascita dei COM.IT.ES., organismi di rappresentanza ai quali la FALS e le associazioni lucane hanno dato molto, come testimonia la presidenza di Antonio Boccomino al COM.IT.ES. di Zurigo, di Palma Melillo-La Genusa a Biel e la vice-presidenza di Giuseppe Ticchio a Winterthur. Per le associazioni in generale, sono comunque anni difficili; la prima generazione di emigrati si sta integrando nel tessuto svizzero o sta lentamente rientrando in Italia mentre le giovani generazioni non si sentono coinvolte. Le associazioni, raggiunti gli obiettivi prefissati lustri prima, stentano a trovare nuovi stimoli e progettualità per il futuro. Al X Congresso, il presidente Boccomino a causa del suo rientro definitivo in Italia, non si ricandida; per il lungo e costante impegno nel mondo dell’emigrazione e nella FALS, Giuseppe Ticchio
della Ass.Regionale Famiglia Lucana di Winterthur viene eletto nuovo presidente.

Presidenza Ticchio, 2002-

Nel primo anno della presidenza Ticchio, si tiene la Seconda Conferenza dei lucani all’estero, Nova Siri (MT) 2002, alla quale la FALS apporta il proprio contributo in vista dei cambiamenti legislativi di là a venire riguardanti la L.R.16/02 „Disciplina generale degli interventi in favore dei lucani all’estero“ in vigore tutt’oggi. In quest’occasione, anche su impulso della nuova legislazione nazionale che concede il voto all’estero per corrispondenza, si avanza la richiesta di estensione di tale diritto anche per le elezioni locali. Vengono individuati, inoltre, nuovi obiettivi da raggiungere insieme e per mezzo dell’emigrazione ed è il segnale che dopo anni in cui l’emigrante è stato visto come un questuante, gli si riconosce finalmente una funzione di risorsa per la Regione, grazie al

„[…] lavoro fatto negli ultimi anni dalle precedenti Commissioni e dai Presidenti Guarino e Curcio, che hanno realizzato in tutto il mondo una rete di organizzazioni, strutture ed iniziative. Un impegno che tradotto in cifre significa 170 associazioni nel mondo, 16 federazioni nazionali, circa 30 organizzazioni in Italia, una forza organizzata al servizio
delle comunità e della regione, due Basilicata. Noi dobbiamo fare in modo che queste due Basilicata siano sempre più vicine, che siano superate le cesure, che siano ricostruiti i legami, che siano potenziati programmi e iniziative tesi al rafforzamento della rete che è stata costruita, ma soprattutto che si adeguino le capacità di consolidamento delle identità lucane all’estero e in Italia.“

Fra le varie attività della FALS da ricordare il sostegno alle proteste dei corregionali durante le manifestazioni anti-nucleari a Scanzano Jonico; l’organizzazione di un ciclo di manifestazioni dal titolo “Che la storia non sia dimenticata” che si svolgono nei comuni di Marsico Nuovo, Pietrapertosa, SanFele e Viggiano. Nel 2005 si svolge la Terza Conferenza dei Lucani all’estero, che segna l’inizio della piena attuazione dei meccanismi stabiliti nella L.R.16/02. e prospetta un cambio al vertice della CRLE, che porta alla fine del 2007 alla nomina di Pietro Simonetti quale presidente. Durante il Congresso del 2008 a Winterthur, Francesco Blumetti viene eletto nella CRLE in qualità di Rappresentante per la FALS ed in seguito viene nominato nell’esecutivo della CRLE quale Rappresentante per l’Europa. La nuova CRLE persegue e realizza vari obiettivi: favorisce il turismo di ritorno con la IT-Card; lavora in sinergia con l’emigrazione mediante l’apertura dei vari Sportello Basilicata, il cui obiettivo è promuovere lo sviluppo della Regione Basilicata attraverso le comunità dei lucani nel mondo rafforzando il sistema di servizi in rete tra la Regione Basilicata e paese di appartenenza; organizza la prima Conferenza della donna Lucana, Colombia 2009 ed Il Forum dei giovani, Potenza 2009; promuove iniziative in aiuto dei corregionali in difficoltà, principalmente – ma non solo – nell’America del sud; istituisce la Giornata dei Lucani nel mondo; apre il Museo dell’emigrazione “Nino calice” (2010); avvia il progetto regionale ‘Adelmo’ (Archivio Digitale dell’Emigrazione Lucana nel Mondo). Nel 2009, per la prima volta, un’associazione regionale entra nell’Ambasciata italiana di Berna, ospite d’onore nel giorno della Festa della Repubblica. Per concludere con la storia recente, ricordiamo la conferenza del prof. Tagliente organizzata dalla Regione con la collaborazione della FALS ed di alcune associazioni locali, tenutasi nella Casa d’Italia di Zurigo, che ha visto la partecipazione di diverse personalità svizzere ed italiane e che ha fatto da apripista alla mostra “Magie d’Ambra”, Zurigo 2010-2011, allestita al museo archeologico dell’Università di Zurigo e che sta avendo grande eco nell’ambiente culturale svizzero. Arriviamo, infine, ad oggi 30 Ottobre 2010 giorno in cui la FALS festeggia il suo trentennale, guardando ai prossimi anni con lo spirito che la caratterizza dalla sua nascita.

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